Il Santerno ruggisce ancora: la recensione della 6 Ore di Imola 2026
Imola non delude mai. Se il World Endurance Championship cercava una prova di forza, l'asfalto dell'Enzo e Dino Ferrari ha regalato sei ore di pura adrenalina, strategia e colpi di scena. Davanti a una marea di tifosi che ha colorato le colline della Romagna, la seconda tappa del WEC 2026 si è confermata una delle più spietate e affascinanti del calendario.
La pista stretta e tormentata di Imola ha trasformato la gestione del traffico tra Hypercar e LMGT3 in un gioco d'azzardo ad altissima velocità. Fin dal semaforo verde, la pianificazione strategica e la pazienza dei piloti sono state messe a dura prova: staccate al limite al Tamburello, traiettorie millimetriche alla Piratella e la compressione mozzafiato delle Acque Minerali hanno fatto da scenario a duelli ravvicinati.
La corsa si è decisa, come spesso accade qui, nelle ultime due ore, dove l'usura degli pneumatici e i valzer dei pit-stop hanno rimescolato le carte. A spuntarla è stata la Toyota GR010 Hybrid #8 di Sébastien Buemi, Brendon Hartley e Ryō Hirakawa, che ha resistito fino alla bandiera a scacchi precedendo di oltre 13 secondi la Ferrari #51, davanti a un pubblico record di oltre 92.000 spettatori.
Il verdetto di Imola parla chiaro: nel WEC 2026 non c'è spazio per il minimo errore. Le Hypercar lasciano l'Italia con una classifica cortissima e la certezza che questa stagione sarà ricordata a lungo.
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